D. Pino Sassano, come nasce l'idea delle "poesong"?
R. Nasce da un'esigenza doppia: da un lato il desiderio di non lasciare la poesia chiusa nella pagina, dall'altro la curiosità verso i nuovi strumenti digitali. Una poesia ha nel respiro della parola e dei versi suono, ritmo, atmosfera. La musica ne esplicita densità già implicite in formulazioni sonore allargate. Le poesong sono questo: testi che non rinunciano alla loro natura letteraria e si aprono a una dimensione musicale ed emotiva più ampia.
D. Possiamo definirle canzoni?
R. Non esattamente. La canzone ha una struttura precisa, mentre la poesong è sostanzialmente un testo letterario che evolve le sue sonorità e le pubblica in forme musicali.
D. Che ruolo ha la tecnologia nel tuo processo creativo?
R. La tecnologia è uno strumento, non il fine. L'intelligenza artificiale, ad esempio, mi permette di esplorare timbri, arrangiamenti, suggestioni sonore che da solo non potrei produrre. Ma il nucleo resta umano: l'idea, l'immagine, l'emozione iniziale nascono sempre da un vissuto o da un'intuizione personale.
D. Nei tuoi testi ricorrono spesso memoria e città. Perché?
R. La città è un archivio vivente. Ogni strada conserva storie invisibili. La memoria, invece, è la nostra città interiore. Scrivere significa camminare tra queste due dimensioni: quella esterna, rumorosa e concreta, e quella interna, silenziosa ma densissima.
D. Il sito poesong.it che funzione ha nel tuo progetto?
R. È una casa-laboratorio. Non è solo una vetrina, ma uno spazio dove le opere possono essere raccolte, ascoltate, rilette e persino reinterpretate. Mi piace pensarlo come un archivio in movimento, più che un catalogo statico.
D. A chi ti rivolgi? Agli amanti della poesia o della musica?
R. A entrambi, ma anche a chi non si riconosce pienamente in nessuna delle due categorie. Le poesong sono un ponte: possono essere una porta d'ingresso alla poesia per chi ama la musica, o un'estensione sonora per chi ama leggere versi.
D. C'è un momento ideale per ascoltare una poesong?
R. I momenti di passaggio: viaggi, attese, camminate serali, notti insonni. Sono opere che chiedono una soglia, uno spazio di mezzo, non la fretta.
D. Che rapporto hai con il silenzio?
R. Fondamentale. Il silenzio è il vero strumento musicale della poesia. Anche quando c'è suono, cerco sempre di lasciare un margine di respiro. Senza silenzio, la parola perde profondità.
D. Come immagini l'evoluzione futura delle poesong?
R. Sempre più interattive e aperte. Mi affascina l'idea che un testo possa generare più versioni sonore, come se avesse vite parallele. La poesia del futuro, credo, non sarà meno scritta, ma più multidimensionale.
D. In una frase, cos'è per te la poesia oggi?
R. È un modo per ascoltare ciò che normalmente passa inosservato: dentro di noi e fuori di noi. Una forma di attenzione, prima ancora che di espressione. (Cosenza, 05.02.2026)